Lago d’Endine, la perla della Val Cavallina

Fino a pochi anni fa, molti, ancora, lo davano per spacciato. Dicevano che il piccolo lago d’Endine, sul quale si affacciano alcune delle più caratteristiche località della Valle Cavallina, aveva il destino segnato. E citavano l’esempio dei laghi delle nazioni del Nord, dove la morte era arrivata a causa dell’eccessiva ricchezza organica delle acque. Il termine è eutrofizzazione, derivata dagli scarichi delle abitazioni, ricchi di fosfati, che prima distrugge l’ossigeno e la vita nell’acqua più vicina al fondo, per poi invadere l’intero bacino. Una ventina d’anni fa, non c’era esperto, che non diagnosticasse un’analoga fine per il lago d’Endine, e già le analisi confermavano che il rischio era gravissimo. A meno che … Oggi tutto è cambiato. Questo pericolo non c’è più: il lago è salvo. Il piccolo miracolo, è dovuto all’impegno di quanti si sono resi conto quanto fosse prezioso, ed indispensabile, per il patrimonio naturale ed ambientale della valle, oltre che per le condizioni di vita di tutti, fermare l’avanzata del degrado e dell’inquinamento. E’ così è arrivata la grande condotta che, realizzata tutta attorno al bacino, ha arrestato l’immissione nel lago degli scarichi civili ed industriali. Con il collettore vi è stato un risveglio d’attenzione da parte dei Comuni rivieraschi, della Comunità Montana e della Provincia. Si sono intensificate le pulizie lungo le sponde, si è incominciato a tagliare una volta l’anno le canne lungo le rive, si è tenuta viva l’attenzione degli abitanti sui problemi della tutela dell’ambiente. Da un decennio circa, le analisi sullo stato di salute dell’acqua registrano un continuo e costante miglioramento.
Poco per volta il lago è tornato ad essere come lo descriveva nel 1676 padre Donato Calvi: “Longo vicino a cinque miglia et largo mezzo, copioso di bonissimi pesci, tinche, luzzi, anguille … ” o, tre secoli più tardi, come lo dipinse la contessa Winifrend Terni de Gregori Taylor, restauratrice del castello di Monasterolo nel 1942: “Un laghetto sognante, dove fra il verde argenteo dei canneti galleggia la candida trasparenza delle ninfee”.
E’ proprio questa poetica immagine quella che più da vicino sottolinea le caratteristiche del piccolo gioiello della Val Cavallina: un luogo quasi da sogno nella cornice di verde che lo circonda. A differenza di altri laghi e nonostante la trafficatissina Statale del Tonale, attorno al lago d’Endine l’ambiente è rimasto intatto; evitata, per la sensibilità e la lungimiranza degli amministratori locali, la cementificazione indiscriminata, qui la natura offre, nell’arco delle stagioni, una tavolozza di colori incomparabili. Ma non sono solo queste le sue attrattive. La quiete, il silenzio, le passeggiate lungo i pendii delle montagne che lo sovrastano, gli scorci inconsueti, gli angoli nascosti e i centri rivieraschi con la loro storia, sono motivi più che validi per visitarlo, per trascorrervi le vacanze, un fine settimana o un pic nic negli spazi verdi attrezzati lungo le sponde, all’ombra dei salici centenari.
La formazione di questo lago, come quella di quasi tutti i bacini alpini e vallivi del Nord Italia, è abbastanza recente: si formò all’incirca 10-15.000 anni fa, con lo scioglimento dei ghiacciai che si estendevano lungo la Val Cavallina fino a Luzzana. In origine era leggermente più esteso rispetto ad oggi.
Nella parte settentrionale – scrive don Giovanni Meloni nel libro “Spinone, l’ambiente, il lago, i ricordi” – si estendeva su parte del fondovalle di Endine, detta Càrecc, in direzione Valmaggiore. Dopo la canalizzazione (drizzagno) del Cherio, avvenuta attorno al 1835 ad opera degli austriaci, che permise il prosciugamento quasi totale della palude tra Spinone e Casazza, e il conseguente abbassamento del livello del lago di circa un metro e mezzo, anche la piana di Endine si bonificò e, lottizzata, divenne terra ferace di prodotti agricoli. Questi lotti per lungo tempo rimasero intersecati da canali, navigabili con barche, e alla più vecchia cascina, poco distante dal cimitero di Endine, vi si arrivava in barca”.
Recente la sua formazione, e recenti anche i rilevamenti scientifici effettuati nei suoi confronti. Infatti, fino al 1974, quando l’Istituto Italiano di Idrobiologia di Verbania-Pallanza fece uno studio delle caratteristiche morfometriche del lago con scandaglio ad ultrasuono, i dati si riferivano a rilevamenti effettuati con scandaglio a filo. La profondità massima risultò di 9 metri e 40 centimetri fra le località La Torre e Madrera, con una media di 5 metri e 40 centimetri per tutta l’estensione; il perimetro è di 13 chilometri e 930 metri con una larghezza massima di 670 metri e una minima di 104. Un nulla di fronte al vicino lago d’Iseo e al più quotato Garda; ma il minuscolo Endine si distingue per la riservatezza e la modestia con cui si presenta al turista, al villeggiante, all’amante della natura che lungo le sue sponde trova le condizioni ideali per fotografare e ammirare le folaghe, le anatre, i germani reali, gli svassi, i cigni che vivono su questo specchio d’acqua, mentre in alto nel cielo, le poiane scrutano la possibile preda.
I Comuni rivieraschi non sono da meno per attrattive ambientali ed artistiche.
Enrico Silva